Un tuffo nel passato, il ritmo è lento. Il vecchio treno della Val D’Orcia sbuffa, l’odore di fuligine entra dai finestrini aperti.

Sguardi fuori dal finestrino sulle campagne toscane. Bambini che sembrano adulti, adulti che tornano bambini. Il paesaggio cambia, casali, vigneti, cipressi ad ornare le colline.

Temporanei abitanti di un percorso nel passato, quando la frutta aveva il suo sapore e i rapporti umani erano schietti. Si vive tutto questo a bordo del vecchio trento, gestito da volontari, che periodicamente attraversa le colline toscane. Si riscoprono i valori più veri, si riscopre il contatto con la terra.

Fermata temporanea alla stazione di un piccolo paesino. Una piccola stazione di altri tempi, con il cartello scolorito, non più usata dalle linee “ufficiali”; neppure l’ombra di un’eurostar, di un supertreno ultraveloce. La banda ci accoglie con i suoni striduli dei suoi ottoni. Il paesino, nel vivo della propria sagra stagionale, emana profumi di cose buone. Lo lasciamo dopo qualche ora, per continuare il tragitto.

Il tramonto illumina il lungo pennacchio di fumo che accompagna il treno. Direzione Siena, la stazione finale. Scendiamo da questo vecchio treno. Contrasto. Tornano le automobili moderne dai mille colori scintillanti, le luci al neon, il motore a scoppio, le insegne invadenti delle mille pubblicità.. Solo l’odore di fuligine, che resta sulla pelle a distanza di ore, fa da testimone a questa strana e interessante giornata.